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A Valdombra il pomeriggio era tranquillo, ma Lia sentiva una strana inquietudine. Si fermò presso l’edicola sulla piazza. Mentre guardava la strada, vide il Corvo Bianco scendere dal tetto e posarsi vicino a lei. Poco dopo, il proprietario dell’edicola le consegnò una busta chiusa. «È arrivata per te», disse.
Lia riconobbe subito il sigillo di Nerio, il custode della torre. Aprì la busta con attenzione e lesse il messaggio. Nerio scriveva che l’annuale consegna della brace azzurra non era arrivata. La luce del faro magico stava già diventando debole. Dovevano rinnovarla prima della notte, perché quella sarebbe stata la notte più lunga.
Lia rilesse quelle parole. La brace azzurra proteggeva il regno e non poteva restare lontana dalla torre. Nel messaggio Nerio spiegava che il corriere reale era stato visto per l’ultima volta vicino alla cappella del nord. Da lì cominciava un vecchio percorso attraverso il bosco. «Devo andare alla cappella», disse Lia. «Forse troverò lì il corriere o la brace.»
Per un momento Lia pensò alla distanza e alla luce che continuava a indebolirsi. Poi chiuse la busta e la mise nella sua borsa. Conosceva bene le strade intorno a Valdombra. «Partirò subito», disse. «Cercherò il corriere e porterò la brace alla Torre del Faro.» Il messaggio non lasciava spazio ad altri ritardi.
In quel momento il Corvo Bianco si agitò. Aveva qualcosa stretto nel becco. L’uccello volò fino al banco dell’edicola e lasciò cadere un secondo foglio davanti a Lia. Il foglio era rovinato e una parte del testo mancava. Non c’era il nome del mittente. Era una nota di uno sconosciuto, arrivata dalla strada.
Lia osservò il foglio danneggiato, poi guardò verso il sentiero del nord. Non poteva capire tutto il messaggio, ma sapeva già abbastanza: la brace mancava e il tempo era poco. Accettò la missione di Nerio e si mise in cammino verso la cappella del nord. Doveva seguire quel percorso prima di notte, mentre la luce azzurra del regno diventava sempre più debole.
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