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Lia e Nico aspettavano Marta nella piazza del paese. Lei aveva promesso di incontrarli lì dopo aver controllato la vecchia fabbrica. La fabbrica gialla si trovava fuori dal paese ed era chiusa da anni. Il tempo passava, ma Marta non arrivava.
Nico guardava spesso la strada. «Forse ha avuto un problema», disse. Lia non rispose subito. Conosceva bene sua madre. Marta era attenta e non faceva aspettare i suoi figli senza una ragione. In quel momento, un operaio del comune si avvicinò a loro.
L'uomo aveva in mano una carta piegata. La porse a Lia. Sulla carta c'era una linea gialla e, vicino alla linea, poche parole: «L'acqua è in pericolo». Lia sentì un peso nel petto. Lesse il messaggio un'altra volta, mentre Nico cercava di capire che cosa fosse successo.
Sul foglio, Marta aveva scritto: «Sono nella fabbrica. Se non torno, cercate la vecchia sala di controllo». Lia mostrò il messaggio a Nico. Il significato del messaggio era chiaro: Marta era entrata nella fabbrica e aveva scoperto qualcosa di grave. Non era un semplice ritardo.
«Dobbiamo chiamare aiuto», disse Nico. «Subito». Lia prese il telefono, ma poi guardò verso la strada che portava alla fabbrica. Pensò al pericolo per l'acqua del paese. Se l'acqua sporca era già diretta al serbatoio, aspettare poteva essere un errore. Prima dovevano capire che cosa era successo.
Lia piegò con cura la carta e la mise in tasca. «Andiamo alla fabbrica», disse. Nico ebbe paura, ma annuì e le restò vicino. I due fratelli lasciarono la piazza insieme. Avevano il messaggio di Marta e una prima meta precisa: la vecchia sala di controllo della fabbrica gialla.
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