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Arrivai al Museo di San Luca durante i preparativi della mostra. Era mattina e nelle sale c’era movimento. Alcune persone preparavano la sala per il concerto pubblico della sera. Io cercai subito il commissario Riva, ma vidi Elena Valli vicino alla galleria. Aveva il viso molto pallido.
Elena mi chiamò a bassa voce. Al muro c’era una cornice vuota. Dentro la cornice doveva esserci La Strada del Cielo, il piccolo paesaggio azzurro più prezioso del museo. Elena disse che la sera prima il quadro era ancora al suo posto. Guardò la cornice e capì che non si trattava di un semplice errore.
Poco dopo arrivò il commissario Riva. Prima ascoltò Elena, poi controllò la schermata della sicurezza. Durante la notte l’impianto di allarme aveva avuto un breve guasto. Lo schermo mostrava un’interruzione, ma non indicava chi fosse entrato nella galleria. Riva rimase calmo, però capì subito che il quadro era stato rubato.
Mi avvicinai alla cornice senza toccarla. Sul bordo vidi un piccolo segno blu e secco. Poco più in là c’era una fascia sottile di materiale spezzata. Non sapevo ancora da dove venisse, ma quei dettagli non sembravano casuali. Li indicai a Riva, che li osservò con attenzione e li fece proteggere.
Nel museo nessuno aveva una spiegazione certa. Riva cominciò l’indagine ufficiale e fece domande a Elena, a Luca Serra e a Paolo Neri. Chiese a tutti di rimanere disponibili. Il tempo era importante, perché il concerto sarebbe cominciato quella sera. La provenienza della fascia e il significato del segno blu restavano sconosciuti.
La Strada del Cielo era quindi stata rubata. L’unico intervallo conosciuto era quello della notte, durante il breve guasto dell’allarme. Il segno blu secco e la fascia spezzata erano i primi indizi fisici. Riva mi guardò e io capii che dovevamo ricostruire ogni minuto prima dell’inizio del concerto.
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